Perché il coaching ha bisogno di HCE

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Perché il coaching ha bisogno di HCE

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INTRODUZIONE

Una delle più importanti e utili professioni dei tempi moderni è il coaching: soprattutto di questi tempi, potersi avvalere dell’aiuto di un coach per la propria vita privata o professionale è un privilegio e una grande opportunità, proprio perché il Coach, con la C maiuscola, ha concretamente il potere di aiutare il proprio coachee nel perseguimento dei propri obiettivi, eliminando (secondo la definizione tradizionale) le interferenze interne o esterne e fornendo strumenti preziosi che il coachee stesso può utilizzare nel proprio percorso.

Purtroppo, il diffondersi a macchia d’olio del mito del coaching e la quasi totale mancanza di controllo da parte di chi dovrebbe farsi garante di un mondo così affascinante e al tempo stesso complesso (la maggior parte delle associazioni di categoria sono poco più che un nome su carta intestata) hanno fatto sì che molti coach si definiscano tali e in realtà siano professionisti improvvisati, che magari si sono formati (secondo loro) con la lettura di un paio di libri di self-help o la frequentazione di corsi alla fine dei quali viene rilasciato l’attestato di partecipazione anche se hai partecipato dormendo.

È un peccato e chi, come noi, ama il coaching e ne riconosce l’assoluto potenziale, non può e non deve tacere di fronte al costante impoverimento di una professione che, se pensiamo alle origini e a nomi come Gallway e Withmore, aveva ben altre mire rispetto a quanto oggi si può osservare sul mercato.

HCE (Human Connections Engineering), la scienza che studia le interazioni umane, si profila da questo punto di vista come lo strumento perfetto per tutti quei coach che desiderino elevare in modo consistente la loro professionalità e aumentare in modo radicale la qualità delle loro competenze, sia nel loro personale interesse sia nell’interesse dei loro coachee.

HCE, dunque, si pone e profila come approccio alternativo alle pseudoscienze tutt’ora in circolazione e ne prende le distanze anche e soprattutto per il suo approccio rigorosamente scientifico e, al tempo stesso, si pone come approccio assolutamente integrativo rispetto al coaching di qualità (solo al coaching di qualità, quello che Robert Dilts definisce il Coaching con la C maiuscola). HCE è, cioè, lo strumento perfetto per tutti quei Coach che vogliono distinguersi e… distinguere (fra ciò che è buono e ciò che invece buono non è).

Perché, dunque, HCE è lo strumento perfetto per un Coach e per chi fa coaching? Per almeno tre motivi (ce ne sono molti di più, che potrai scoprire curiosando su questo blog o sul nostro canale YouTube, o leggendo il primo libro HCE ).

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HCE È UN MODELLO SISTEMICO E OLISTICO

HCE ha decodificato tutte le variabili presenti in ogni interazione umana, ovvero tutti quegli elementi che, a livello conscio o inconscio, determinano quella che in coaching si definisce performance, sia della persona con se stessa, sia della persona con altre persone. Questo aspetto è fondamentale. Nella stessa definizione degli obiettivi, i modelli di coaching tradizionali si concentrano sulle caratteristiche che deve possedere l’obiettivo: specifico, misurabile e così via, a seconda dei modelli che si decide di seguire.

In HCE ci concentriamo anche su altre variabili: qual è il cocktail ormonale presente nel coachee al momento della definizione del proprio obiettivo, visto che i neurotrasmettitori determinano la realtà del coachee stesso e quindi la sua capacità di stimare correttamente i parametri necessari alla definizione dell’obiettivo perfetto? Ci concentriamo anche sulla enclothed cognition, la cognizione incarnata che si traduce nella analisi degli effetti che l’abbigliamento indossato dal coachee ha sul suo cervello. Oppure, ancora e a puro titolo di esempio, su variabili come il materiale della scrivania sul quale il coachee sta disegnando il suo obiettivo: legno? Marmo? Plastica? Vetro?

Ognuno di questi materiali influenza la realtà del coachee (e del Coach) e la conoscenza del modo in cui queste variabili agiscono sul cervello umano è determinante per comprendere appieno come valorizzare al meglio le risorse del coachee e come guidarlo sulla corretta via. Si tratta di esempi contestualizzati alla sola fase di definizione degli obiettivi ma ovviamente valgono per qualsiasi momento del coaching: da parte del Coach, la conoscenza delle variabili che agiscono sul coachee senza che nemmeno lui lo sappia è fondamentale.

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HCE È UN MODELLO SCIENTIFICAMENTE VERIFICATO

Spesso il coach si rivolge, anche in buona fede, per svolgere al meglio la propria professione, a materie pseudoscientifiche che promettono miracoli e che in realtà sono basate essenzialmente su teorie che nessuno ha mai verificato. Il grave problema insito in un approccio del genere è che se il Coach, pur – ripetendolo – in buona fede, applica uno strumento che gli viene proposto come efficace e che, invece, efficace non è, è il Coach stesso a patirne un danno, poiché il coachee non avrà tempo e voglia di capire come mai quel tal strumento non ha funzionato: per lui, la realtà sarà solo una, ovvero quella in cui il coaching non ha funzionato.

Facciamo un esempio. In molti corsi di PNL frequentati da Coach, si insegnano ancora argomenti come i segnali oculari di accesso oppure i predicati sensoriali (Visivo Auditivo e Cinestesico), oppure idee come “la mappa non è il territorio”: strumenti e idee di cui nessuno, mai, ha saputo dimostrare la validità, pur avendoci provato davvero in molti. Il Coach che usasse con fiducia tali strumenti si troverebbe dunque nell’imbarazzante situazione derivante dall’essere esposto a un potenziale insuccesso, inevitabile quando applichi strumenti che sono più frutto di teorie campate per aria che di reali studi sul modo in cui funziona l’essere umano.

HCE, viceversa, fornisce al Coach strumenti la cui certezza e la cui validità poggiano su solide basi scientifiche: il corpus di ricerche su cui si basa la scienza di HCE è sterminato e il Coach che utilizza gli strumenti offerti da HCE può contare sulla loro serietà, sulla loro funzionalità universale, sulla loro rigorosa capacità di produrre i risultati attesi. Dovrebbe essere evidente come per un Coach che voglia ottenere il massimo per se stesso e per i suoi clienti, utilizzare un tale bagaglio di strumenti così potenti ed efficaci sia praticamente una scelta obbligata. Anche per ragioni, ci si consenta un pizzico di cinismo, commerciali. Il che ci porta al terzo buon motivo per cui i Coach dovrebbero utilizzare HCE nel loro lavoro.

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HCE È UN MODELLO ELITARIO

Se fai le cose che fanno tutti, ottieni i risultati che ottengono tutti. Principio lapalissiano che, in un mondo come quello del coaching in cui la concorrenza è spietata, deve essere tenuto in massima considerazione. Gli approcci al coaching, checché ne dicano, sono praticamente tutti uguali. È una costante rincorsa al nuovo modello, al nuovo strumento, alla nuova sigla che, tuttavia, si risolve sempre in un continuo ri-utilzzare sempre gli stessi ingredienti, quelle regole che sono sul mercato da 50 anni e che ormai chiunque può conoscere anche solo leggendo un blog gratuito su internet.

Inoltre, come dicevamo, la formazione in coaching è spesso vittima di logiche di mercato: i corsi sono aperti a tutti e tutti, tutti, tutti ma proprio tutti alla fine ricevono l’attestato che certifica la loro partecipazione al corso ma che nulla dice circa le loro capacità. Un Coach serio e professionale, cioè, si trova a dover dividere il proprio mercato con saltimbanchi che di serio hanno ben poco e che millantano capacità che nemmeno lontanamente possiedono. Quando tutti possono fare tutti, per il mercato non è una buona notizia.

Per questo, utilizzare un modello per natura elitario come, appunto, HCE, diventa un criterio distintivo sia per questioni professionali (il Coach che usa HCE sa fare cose che gli altri non sanno fare) sia per questioni di immagine (i corsi HCE sono a numero chiuso e prevedono, per l’accesso agli stessi, severi colloqui di ammissione. Inoltre, per poter ricevere una certificazione HCE è richiesto il superamento di un esame molto impegnativo, non superando il quale il Coach può rifrequentare il master HCE gratuitamente, a testimonianza di quanto per HCE sia importante non la quantità di persone che vantano un “certificato” quanto la qualità delle persone stesse. Insomma, è una logica molto chiara: se solo pochi Coach possono vantare una certificazione HCE, così ambita anche per l’impegno richiesto per raggiungerla, è evidente che questa certificazione diventi essa stessa una Unique Selling Proposition, un criterio distintivo eccellente, una opportunità eccezionale anche dal punto di vista commerciale (usare HCE nel coaching significa, fra le altre cose, migliorare la propria brand indentity, poter aumentare il giro di clienti e… poter aumentare la propria parcella).

CONCLUSIONI

I motivi per cui HCE è lo strumento perfetto per i coach, come dicevamo, sono davvero tanti. Quel che conta è ricordarsi che, soprattutto oggi, distinguersi a livello professionale è praticamente obbligatorio: ce lo chiede il mercato, ce lo chiedono tutti quei clienti che si affidano ai coach con la speranza che essi possano essere determinanti per la loro vita. HCE, anche in questo senso, è la risposta a queste esigenze. Perciò, buon lavoro cari coach: fate il lavoro più bello e più importante del mondo. Noi siamo qui per offrirvi tutto quel che può rendere la vostra vita e la vita dei vostri coachee ancor più straordinaria.
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