Fermate quei video.

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SCENARIO

Milano ha aperto le danze con il video "Milano non si ferma", sbagliato sia dal punto di vista strategico, sia dal punto di vista linguistico. Purtroppo, molte altre città stanno seguendo l'esempio, commettendo gli stessi errori. La verità è che fare comunicazione è molto più che montare un video con una musica accattivante e un paio di testi: fare comunicazione significa conoscere la teoria dei frames, e il potere delle implicature.

ANALISI

Dal momento che il cervello funziona secondo regole ben precise, è fondamentale conoscerle per diffondere informazioni nel modo più efficace possibile.

SEMANTIC

Ne abbiamo già parlato in altri articoli. Il cervello traduce in realtà tutto quello che legge o ascolta, essendo capace di elaborare il linguaggio figurato solo attraverso complessi meccanismi che coinvolgono, in estrema sintesi, area di Broca e area di Wernicke. Se voi ora leggeste che "dovete afferrare" il concetto, nel vostro cervello si attiverebbe la stessa reazione che si attiva quando dovete letteralmente "afferrare" qualcosa. Nessuna distinzione, dati scientifici alla mano. Vale anche al contrario: ovviamente, il claim "non si ferma" viene correttamente interpretato a livello logico razionale da chi lo legge o ascolta, ma quando l'interpretazione è compiuta, il danno è fatto. Voi leggete "non si ferma", il cervello - fra l'altro - in prima battuta ignora le negazioni e il gioco - purtroppo - è fatto: il comando "si ferma" produce le sue conseguenze. Da più parti, di fronte a queste evidenze, si legge che "contano" le intenzioni. No. Conta la semantica, conta il modo in cui il cervello funziona, contano le reazioni neuro fisiologiche che il linguaggio produce. C'è davvero poco da scherzare.

IMPLICATURE

Se voi leggete sulla etichetta di un prodotto la scritta "contiene la sostanza xyz", sarete portati a pensare, inconsciamente, che la sostanza contenuta sia contenuta in quantità sufficiente, e che serva a qualcosa. Nessuna delle due cose necessariamente vera, ma è il principio di cooperazione di Paul Grice: l'essere umano trae conclusioni e continua a implicare scenari. Spesso, appunto, sbagliati. Allo stesso modo, se noi scrivessimo che "il re di Francia è calvo" (l'esempio è di Lakoff), staremmo implicando che in Francia c'è un Re. E se voi diceste che "non è vero, il Re di Francia non è calvo", stareste comunque implicando che in Francia c'è un Re. Così per i video che stanno girando ovunque: l'implicazione molto forte è che ci sia un problema, altrimenti non ci sarebbe bisogno di quei video. Londra, ad esempio, sta tranquillamente andando avanti, e infatti nessun video è comparso a dichiarare l'ovvio. L'ovvio non si dichiara, altrimenti si implica il suo contrario. Se i video sono progettati per gratificare chi li realizza, ottenere qualche like e darsi gran pacche sulle spalle gli uni con gli altri, allora vanno bene: musica ammiccante, montaggio serrato e la dopamina è servita. Ma se questi video servono a dare all'estero un messaggio di forza, e servono a invogliare turisti a tornare nel nostro Paese, allora sono sbagliati. Profondamente sbagliati. Purtroppo, c'è chi pensa che "fare comunicazione" si limiti a montare un video e farlo girare sui social.

RIFLESSIONE

In casi come quello che stiamo vivendo, a livello strategico, la cosa più utile è inserire nuovi frames, nuove idee, spostare il focus del discorso (come del resto sta succedendo adesso: non crederete che gli incendi in Amazzonia siano spenti, vero?). Un bravo spin doctor avrebbe fatto leva su altri frames, su nuove iniziative, e avrebbe stimolato la legge della riprova sociale, esattamente al contrario di quel che sta accadendo ora. Come recita un famoso adagio, Likes don't pay bills, sales do. I like non riempiono le città e di sicuro le casse dei commercianti.

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