Corsi di formazione: ecco sfatati 10 falsi miti

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Corsi di formazione: ecco sfatati 10 falsi miti

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INTRODUZIONE

Al giorno d'oggi, imparare idee sbagliate e avere in testa idee sbagliate può rovinarti la vita. Per questo, è fondamentale prendersi cura della qualità dei nostri pensieri e dei nostri paradigmi cognitivi.
 
Il problema? La maggioranza di queste idee proviene proprio dai corsi di formazione, dagli stessi corsi che, invece, dovrebbero aiutarti a gestirli, i tuoi pensieri! Al contrario, la maggior parte dei corsi di formazione continua a proporre idee alquanto opinabili e prive di qualsiasi tipo di validità scientifica.
La situazione, inoltre, peggiora ulteriormente se si tratta di formazione aziendale: se in azienda si insegnano cose che non hanno alcuna validità, oltre che imparare concetti sbagliati, si rischia anche di far perdere tempo prezioso alle persone che dedicano le loro energie, arrecando così un poderoso danno economico all'azienda.
 
È il momento di scoprire definitivamente come stanno le cose!
Vediamo insieme da vicino quali sono alcuni dei più importanti miti da sfatare.

AVVERTENZE DI UTILIZZO: COSA DEVI SAPERE, PRIMA DI LEGGERE

Avvertenza molto importante: questo articolo potrebbe darti fastidio!
Scoprire, infatti, che alcuni concetti imparati con corsi e libri (e quindi investendo del denaro) siano in realtà non così utili per la tua crescita personale potrebbe essere spiacevole.
 
A tal proposito, hai due possibilità: da un lato, puoi decidere di ignorare quello che leggerai per continuare a credere a questi (cari) vecchi falsi miti; dall'altro lato, hai la possibilità di superare la sensazione di fastidio iniziale e abbracciare l'opportunità di evolvere le tue conoscenze e innalzare ancor di più i tuoi standard.
 
In HCE, crediamo fortemente nel valore della conoscenza e di come questa possa renderci più liberi, tutti. E la verità sta alla base di una conoscenza sana e utile: quando ti rendi conto che grazie alla conoscenza puoi migliorare la qualità della tua intera esistenza, allora anche le verità meno facili da metabolizzare diventano un mezzo straordinario per cambiare vita.
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FALSO MITO 1: LE PERCENTUALI DI ALBERT MEHRABIAN

Sembra incredibile, e per certi versi lo è, ma la quasi totalità dei corsi di vendita, comunicazione, PNL o altre discipline più o meno serie inizia con una slide terrificante, che mostra un grafico a torta sul quale sono riportate alcune percentuali. Le famigerate percentuali di Mehrabian, secondo cui l’efficacia di una comunicazione è determinata dalle parole (per un misero 7%), dal tono di voce (per un più nutrito 38%) e dalla comunicazione non verbale (per un più degno 55%).

Si tratta di una clamorosa bufala.
O meglio, si tratta di uno studio che lo psicologo ha realizzato in un contesto specifico e con una finalità specifica, ovvero quella di vedere quanto, parlando di emozioni, fosse significativa l’espressione del viso di chi ne parlava. Tutto qui. Il povero psicologo si è naturalmente curato di specificare che quelle percentuali, in altri ambiti, non avevano alcun valore. E ha dovuto persino scrivere pubblicamente di essere “sconfortato dall’uso delle sue percentuali ad opera di sedicenti esperti” (parole sue) ma tant’è: ormai la slide è di uso comune e sembra un sacrilegio studiare e capire come stanno davvero le cose.

Qual è il problema insito nell’insegnamento di una cosa del genere? Duplice, come minimo. Da un lato, esordire con una slide del genere la dice lunga sul trainer del corso: evidentemente, si tratta di qualcuno che non apre un libro serio da almeno dieci anni e che tenta di rifilare nozioni sbagliate e vecchie al suo cliente. Dal nostro punto di vista, presentare una slide del genere è poco professionale e poco etico, visto che è sbagliata.
Poi, c’è un rischio ancora più esteso, ovvero che passi il messaggio (più o meno inconscio) secondo cui le parole sono poco importanti. Pensateci: sapendo che il 93% dei vostri risultati non dipende dal linguaggio, dedichereste energie a studiare come funzionano le parole? È evidente che si tratta di una questione semplicemente ridicola, visto che, scienza dice, l’intelligenza linguistica è la base fondante di qualsiasi comportamento e di qualsiasi emozione.

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FALSO MITO 2: USIAMO IL 10% DEL NOSTRO CERVELLO

Ebbene sì, c'è chi dice che usiamo solo il 10% del nostro cervello e che, a quanto pare, esistano delle fantomatiche strategie per poterne liberare il potenziale nascosto, utilizzandolo, chissà, addirittura al 100%! E invece usiamo tutto il nostro cervello, e lo usiamo costantemente. Anche solo guardando un albero o compiendo altre azioni o attività molto semplici, utilizziamo il nostro cervello nella sua interezza.
 
Non serve una laurea in medicina per essere a conoscenza di questo fatto, basta una rapida ricerca online per avere a subito a portata di mano decine e decine di ricerche e studi scientifici che possano fare lume su queste tematiche.
Ma evidentemente per alcuni è più interessante continuare a campare di questi falsi miti, sperando che qualcuno abbocchi.
 
Se la percentuale si dovesse riferire invece non tanto all'utilizzo del cervello, ma alle dimensioni del cervello (rispetto alla media) di chi diffonde queste bufale, allora la questione cambia: non si tratterebbe più di falso mito, ma di verità apodittica.

FALSO MITO 3: CREARE ABITUDINI IN 21 GIORNI

Secondo il mito dei 21 giorni, per sviluppare nuove abitudini o abilità sono necessari 21 giorni. Questo mito deriva dalle osservazioni (osservazioni, non ricerca scientifica, osservazioni!) di un chirurgo estetico che notò come alcune delle sue pazienti iniziassero a trovarsi a loro agio con il nuovo aspetto dopo circa 21 giorni.
 
Da qui, un mito divulgato ovunque che non ha alcuna ragione di esistere, atteso che le ultime ricerche in campo formazione di abitudini hanno verificato che per sviluppare e consolidare abitudini anche semplici sono necessari almeno 180 giorni.
 
Perché è importante saperlo? Perché se il partecipante a un corso si aspetta di diventare bravo dopo 21 giorni e poi (come è normale che sia) non lo diventa, rischia la frustrazione. O rischia di dover acquistare un altro corso in cui gli verrà spiegato come mai non è riuscito nel suo intento e che cosa deve fare d’altro per riuscirci. Insomma, pare abbastanza chiaro che bisogna davvero stare attenti, quando si parla di formazione.

FALSO MITO 4: IL BRAINSTORMING E L'INTELLIGENZA COLLETTIVA

Altro mito molto in voga nel campo della formazione, che fa sprecare tempo e denaro a chi organizza sessioni di formazione o coaching è quello del brainstorming o, come viene altezzosamente definito, quello dell’intelligenza collettiva.

Anche in tal caso, si tratta di un argomento cui ricerca psicologica e scienza hanno prestato attenzione, con risultati molto chiari: da sole, le persone producono più idee, e di miglior qualità. Affinché il brainstorming produca qualche apprezzabile risultato, va condotto secondo criteri molto precisi e soprattutto su argomenti ben selezionati.

Mettere in una stanza dieci persone per fare una sessione di intelligenza collettiva può (e, sottolineiamo, “può”) essere utile per studiare magari un nuovo modo di gestire le pause caffè ma di certo riveste nessuna utilità e anzi può essere dannoso se finalizzato a elaborare nuove strategie commerciali che devono tenere conto di analisi, metriche e budget. O che richiedono competenze molto molto specifiche. Insomma: si tratta di ore e ore sprecate che potrebbero essere dedicate di certo a fare altro.

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FALSO MITO 5: VAKOG E I CANALI RAPPRESENTAZIONALI

Parlando di idee campate per aria che oltre a produrre scarsi risultati possono anche recare danno, troviamo quelle espresse da molta parte della Programmazione Neuro Linguistica, soprattutto con riferimento alla parte in cui si parla di una ipotetica divisione delle persone in tre grandi categorie, i cosiddetti visivi, auditivi e cinestesici.
 
I primi, utilizzerebbero prevalentemente parole e termini legati alla vista, i secondi parole e frasi legate all’udito, i terzi parole e frasi legate agli altri sensi. Inoltre, ciascun membro di tali categorie avrebbe particolari caratteristiche comportamentali. Per quanto suggestiva, questa idea non ha mai trovato riscontro nella ricerca, nonostante in quasi vent’anni siano stati davvero tanti i professionisti che hanno tentato di dimostrare una parvenza di validità a tali teorie.
 
A riguardo, non ci resta che ribadire ulteriormente che a fronte di tali evidenze, quando ti rendi conto che alcune cose che conosci non funzionano, ci vuole la capacità di cambiare idea. Purtroppo, ancora in troppi continuano a parlare dei cosiddetti "canali rappresentazionali", esaltandone l'efficacia. La nostra unica risposta a riguardo è: non va bene. Punto.

FALSO MITO 6: SCRIVERE GLI OBIETTIVI 

Sul tema degli obiettivi e della doverosa distinzione tra strategie scientifiche e bufale epocali ci siamo espressi anche in altri articoli e altri approfondimenti, come nella nostra guida definitiva sul Coaching.
 
Un falso mito ormai diffusissimo in questo settore è l'opinione (l'opinione, appunto) secondo cui sia necessario scrivere i propri obiettivi per renderli tali. In tanti libri di coaching, i sedicenti esperti di turno ci tengono a citare a loro favore una "nota" ricerca in cui un gruppo di studenti, grazie alla scrittura dei loro obiettivi, avrebbe raggiunto con maggiore facilità i risultati sperati. Dato affascinante e utilissimo, ma c'è un solo problema: questa ricerca così tanto citata a favore di questo falso mito non esiste. Esatto, non esiste.
 
Quindi, ricordatevelo bene la prossima volta che qualcuno se ne dovesse uscire con questo falso mito. E chiedetegli di mostrarvi lo studio (o gli studi, non si sa mai) a cui fa riferimento.
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FALSO MITO 7: IL PENSIERO POSITIVO

Nei corsi motivazionali e ispirazionali, da sempre il pensa positivo regna sovrano.
Ma da dove nasce il mito del pensiero positivo? Da delle semplici osservazioni non verificate scientificamente che risalgono addirittura al 1952, quando Norman Vincent Peale pubblicò il suo libro "Il pensiero positivo". Osservazioni sicuramente interessanti, ma prive di fondamenti scientifici: i dati sconfessano con assoluta certezza questo mito.

Il motivo principale è che il pensiero positivo tende a generare più danni che benefici in chi cerca di utilizzarlo. Ti visualizzi troppo contento e felice? Abbassi la percezione di quanto impegno devi mettere e, di conseguenza, ottieni risultati inferiori. Da un punto di vista biochimico, un eccesso di endorfina e serotonina tende a farci sottostimare e sottovalutare la situazione da affrontare. Il risultato è un bias cognitivo, ovvero vai in overconfidence (per scoprire di più, leggi l'articolo che abbiamo preparato a riguardo).

E quindi la soluzione è pensare negativo? No, la soluzione, come spesso accade, sta nel mezzo. Su questo punto, citiamo il noto psicologo Richard Wiseman che, attraverso delle ricerche vere e serie, ha teorizzato la soluzione del bipensiero: pensa pure a scenari positivi e, poi, ricordati anche di pensare a ciò che potrebbe andare male. In questo modo, avrai in corpo la giusta quantità di ormoni che ti permette di ottenere il massimo dalla tua performance.

FALSO MITO 8: LA MOTIVAZIONE, LE CONVINZIONI E IL "DAI CHE CE LA FAI!"

Rimaniamo sempre nel mondo dei corsi motivazionali e parliamo di motivazione, appunto. La tanto nota quanto sopravvalutata motivazione.
Alla base della capacità di motivarsi e motivare, in molti corsi si parla del potere delle convinzioni. Un tema clamoroso, senza ombra di dubbio, che ha ottenuto un seguito formidabile grazie a tonnellate di libri e infiniti blog che ne esaltano i miracolosi effetti. all'insegna del "se vuoi, puoi" e del "dai che ce la fai!". Insomma, "devi crederci", "devi crederci forte!".
 
Ecco, secondo questo filone del mondo della formazione, è possibile ottenere quello che desideri, ti bastano solo le convinzioni giuste. Oltre ad essere profondamente inesatto in quanto falso mito, vogliamo trattare anche un altro aspetto: l'etica. Se convinci delle persone dicendo loro che basta avere l'atteggiamento giusto per poter raggiungere qualsiasi meta, poi automaticamente le fai sentire inadeguate non appena non raggiungono le performance e i risultati che si erano prefissati. Eticamente scorretto, punto.
 
In più, un ulteriore spunto, per mettere definitivamente fine a questo falso mito secondo cui basterebbe crederci per diventare bravi e competenti in qualsiasi cosa. Quando incontrate qualcuno che sostiene quest'idea, proponetegli di fare questo esperimento: mandatelo a fare un esame - di qualsiasi materia - semplicemente convincendosi del fatto che riuscirà a superarlo (ma senza studiare). E fategli notare l'esito, ovviamente.

FALSO MITO 9: IL MULTITASKING

Svolgere diverse attività, tutte in modo ottimale, tutte nello stesso momento non è possibile. Puoi passare da un'attività all'altra molto velocemente, raggiungendo ottimi risultati, ma non fare tutto contemporaneamente. La ricerca scientifica parla chiaro: impossibile prestare attenzione a più di uno stimolo contemporaneamente. Dopo qualche secondo il focus cadrà su uno soltanto di essi.

Lo stesso vale nelle interazioni umane: la tua attenzione è preziosa e se non la investi bene, rischi di perderti informazioni fondamentali. Potresti non accorgerti di una variabilie significativa, potresti distrarti durante l'ascolto, potresti cadere in un bias cognitivo.

Ricordati: un compito alla volta, fatto bene. Fai quello che stai facendo e nient'altro. Il resto, è marketing.

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FALSO MITO 10: LE ETICHETTE

Che animale sei? Di che colore è il tuo cliente? Qual è il tuo materiale? Tutte etichette diffuse che rischiano di rovinarti la vita. La creatività, in questo lato della formazione, sicuramente non manca: quasi ogni giorno sbucano dal nulla nuove tipologie di personalità, nuovi profili-cliente, nuove etichette.

Le tue interazioni di ogni giorno, sia personali sia professionali, sono caratterizzate sempre dalla presenza di alcune variabili, alcuni elementi che interagiscono tra loro, si influenzano vicendevolmente e determinano l'esito dell'interazione.  Il punto è che quando cambia una variabile, cambia anche l'esito dell'interazione: come è possibile, dunque, che nonostante tutte queste variazioni, le etichette invece rimangano inamovibili?

Se sei vestito in giacca e cravatta e ti viene detta una frase, reagirai in un modo. Se ti viene detta la medesima frase ma indossi un altro tipo di look, reagirai in un modo diverso. Per questo, basterebbe la modifica di una singola, minuscola, variabile per mettere in crisi l'intero mondo delle etichette
Non esiste alcuna dimostrazione scientifica della veridicità di queste etichette. Stanne lontano: sono pregiudizi che ti rovinano le relazioni!

CONCLUSIONE

Ci sono moltissime cose che si possono imparare, in campo di comunicazione e interazioni umane in genere. La cosa fondamentale è evitare di sprecare tempo inseguendo chimere o rincorrendo falsi miti che potrebbero distrarci dal nostro percorso di crescita personale e professionale. Nel dubbio, ricordatevelo sempre, verificate la fonte delle informazioni che ricevete e rivolgetevi alla scienza.

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RICERCHE E STUDI SCIENTIFICI

  • Mehrabian, A., & Wiener, M. (1967). Decoding of inconsistent communications. Journal of Personality and Social Psychology.
  • Mehrabian, A., & Ferris, S. R. (1967). Inference of attitudes from nonverbal communication in two channels. Journal of Consulting Psychology.
  • Hughes, S., Lyddy, F., Lambe, S. (2013). Misconceptions about psychological science: A review. Psychology Learning and Teaching.
  • How are habits formed: Modelling habit fomration in the real world - Lally P.; van Jaarsveld C.H.M.; Potts H.W.W.; Wardle J. - 2009 - European Journal of Social Psychology.
  • Productivity Loss in Brainstorming Groups: A Meta-Analytic Integration - Mullen B.; Johnson C.; Salas E. - 1991 - Basic and Applied Social Psychology.
  • Newton, P. & Newton, P. (2015). The Learning Styles Myth is Thriving in Higher Education. Frontiers in Psychology.
  • The motivation function of thinking about the future: expectation versus fantasies - Oettingen G.; Mayer D. - 2002 - Journal of Personality and Social Psychology.
  • Expectation, fantasy, and weight loss: is the impact of positive thinking always positive? - Oettingen G.; Wadden T.A. - 1991 - Cognitive therapy and research.
  • Running on empty: neural signals for self-control failure - Inzlicht M.; Gutsell J.N. - 2007 - Psychological Science.
  • Self-control relies on glucose as a limited energy source: willpower is more than a metaphor - Gailliot M.T.; Baumeister R.F.; Dewall C.N.; Maner J.K.; Plant E.A.; Tice D.M.; Brewer L.E.; Schmeichel B.J. - 2007 - Journal of Personality and Social Psychology.
  • A Unified Attentional Bottleneck in the Human Brain - Tombu M.N.; Asplund C.L.; Dux P.E.; Godwin D.; Martin J.W.; Marois R. - 2011 - PNAS.
     

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