Conte per Coronavirus: ecco un errore clamoroso

SCENARIO
La situazione italiana è molto delicata e, come Paese, stiamo facendo i conti con uno scenario impegnativo. Il Presidente del Consiglio ha fatto un discorso agli italiani, per presentare lo stato dei fatti e le prospettive. Nel suo discorso, nascosto dietro un'apparente pulizia del messaggio, un gravissimo errore comunicativo.
ANALISI
PAROLE, GESTI E LOOK

Dal punto di vista dell'intelligenza linguistica, il discorso di Conte è molto lineare, usa una metafora adeguata senza eccedere e senza renderla ridondante (la verità è l'antidoto più forte, la trasparenza è il primo vaccino, minuto 0:55) e, soprattutto, inizia con uno storytelling che ripercorre le tappe salienti di quel che sta capitando, a partire da gennaio. Questo è un modo per ingaggiare e blandire il cervello rettile: prima, partire sempre da quel che già conosce, poi portarlo in direzioni nuove.

Bene anche la frase "io ho ritenuto", pronunciata al minuto 01:10, che produce forte senso di credibilità in chi ascolta. Una frase da leader. Pertinente e adeguata anche la metafora "Mezzo di trasporto": siamo sulla stessa barca, timone, equipaggio. Tale metafora suggerisce immagini che riguardano un percorso, e che ci sia qualcuno che stia guidando (minuto 01:18).
Dal minuto 01:37, Conte inizia a modificare la sua gestualità, passando da mani morbidamente appoggiate le une sulle altre a gesti indicatori, effettuati con l'indice, in direzione della videocamera (e lo farà anche più volte, nel resto del video, come ad esempio in modo evidente al minuto 03:56), a indicare una maggior determinazione e una più forte volontà di comando.

Gestualità, dunque, appropriata anche nelle sue variazioni. Peccato per lo scivolone grammaticale ("La maggior parte delle persone guariscono", invece di "guarisce") ma, tutto sommato, se consideriamo anche la simmetria della sua postura e un look dai colori perfetti, questi aspetti del discorso sono tecnicamente parlando molto validi.

IL CLAMOROSO ERRORE

Al minuto 04:10, Conte evoca il ponte Morandi di Genova e dice: "quando il nostro paese viene colpito, sa fare squadra". Questo, dal punto di vista neuroscientifico, è un errore clamoroso che ha certamente scosso il cervello di tutti gli ascoltatori. Per almeno un paio di motivi.
Il primo è una forzatura linguistica: un maldestro tentativo di equiparare una calamità naturale esterna (virus) che sta mettendo in scacco l'intero pianeta, con una tragedia avvenuta su una costruzione fatta dall'uomo e che porta con sé ampie digressioni su temi come l'incompetenza e la corruzione, di cui le autorità si stanno ancora occupando in cerca di chiarezza (ponte Morandi).

Il secondo e più importante è che sollecitare il ricordo di Genova, da un punto di vista puramente semantico, evoca in chi ascolta una serie di immagini e ricordi (si parla, tecnicamente, di "frames") che sono collegati a concetti come incapacità, errori, dolo. Siamo sicuri di voler ricordare alle persone un episodio in cui la classe politica e dirigente è tutt'ora sospettata di essersi mossa lentamente, senza cura per la salute dei cittadini e quindi in totalmente inadeguatezza? E' sufficiente leggere, ad esempio, il resoconto de "Il Sole 24 ore" dedicato alla vicenda di Genova per vedere emergere idee come corruzione (Rolex regalati in cambio di facilitazioni), totale mancanza di professionalità (analisi a campione), nessuna tempestività nel risolvere i problemi. In situazioni come queste abbiamo bisogno di parole che facciano convergere i nostri pensieri su altre idee, come velocità di risoluzione, tempestività negli interventi, competenza dei professionisti coinvolti.

Quando parliamo di "frames", parliamo dei pensieri che abbiamo in testa senza saperlo ma che ci sono, e producono effetti sul nostro sistema di pensiero inconscio. Se noi scrivessimo, ora, "elefante", voi "sapreste" che l'elefante è un certo tipo di animale, ha le orecchie grandi, la proboscide e così via, senza necessità di doverlo specificare. Allo stesso modo, se scrivessimo "ponte di Genova", voi "sapreste" che è crollato e che ha provocato vittime innocenti per motivazioni che paiono ancora lontane dalla totale trasparenza.

RIFLESSIONE
Le parole sono importanti, e ogni parola evoca mondi in chi la legge e la ascolta. Prima di scrivere un discorso importante, potrebbe essere utile porsi domande come "che cosa potrebbe pensare chi mi ascolta"? oppure "che immagini potrebbe evocare quello che dico"? oppure "che idee potrei suggerire senza volerlo"? Si tratta di riflessioni che qualsiasi speechwriter degno di questo nome (scrittore di discorsi) dovrebbe porsi, e qualsiasi persona che, per lavoro o per passione, parli in pubblico o scriva per essere letto.

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