Bias cognitivi: la guida definitiva

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Bias cognitivi: la guida definitiva

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Sono sempre di più le persone che parlano di bias cognitivi e che approfondiscono questo argomento: sta aumentando in modo considerevole la voglia di conoscere se stessi (e il proprio cervello) e il fatto che voi stiate leggendo queste parole ne è la testimonianza. Al tempo stesso, esiste anche un dato meno felice (ed è un eufemismo): da un lato sta aumentando l'interesse per la conoscenza, dall'altro lato sta aumentando a dismisura la disinformazione, ed è per questo che è necessario fare estrema chiarezza sull'argomento, sgomberando subito il campo da approcci poco scientifici.

BIAS COGNITIVI: COSA SONO

Ogni giorno il vostro cervello è inondato da milioni di informazioni. Troppe, rispetto a quante ne potrebbe processare correttamente.
 
Questo è il motivo che porta il cervello umano a ricorrere a delle strategie cognitive per essere più veloce, risparmiare tempo e fare meno fatica. A tal proposito, esistono delle vere e proprie scorciatoie mentali che soddisfano pienamente queste esigenze.
Il punto è questo: è vero che queste scorciatoie sono utili al vostro cervello per fare preziosa economia cognitiva, ma è altrettanto vero che queste scorciatoie molte volte lo portano fuori strada, facendolo inciampare in un susseguirsi di errori di ragionamento e di valutazione, che prendono il nome di bias cognitivi.
 
A questo punto, è doveroso chiarire un concetto che ancora in troppi continuano a sottovalutare: quando ci riferiamo agli errori cognitivi in sé, ci stiamo riferendo ai bias cognitivi e non alle euristiche. Tuttora nella letteratura scientifica di maggior rilevanza esistono dei limiti importanti nelle definizioni e nella delineazione di un confine preciso tra bias ed euristiche. In realtà c'è una differenza sostanziale: se i bias cognitivi sono l'errore finale - metaforicamente, la vostra destinazione finale sbagliata - allora le euristiche ne sono la causa, ovvero sono la scorciatoia che vi ha portato a quell'errore. Se volete scoprire di più, affidatevi al libro del premio Nobel per l'economia Daniel Kahneman.

QUANTO (E QUANDO) SBAGLI SENZA ACCORGERTENE

I pescatori o i poliziotti: chi ha più probabilità di morire a lavoro?

Rispondete, d'istinto.

Le numerose news riguardanti la morte di poliziotti inducono la maggior parte delle persone a pensare che la risposta corretta sia "poliziotti", ma le statistiche parlano chiaro: la professione del pescatore è molto più pericolosa. Eppure, molti credono che fare il poliziotto sia molto più rischioso rispetto a fare il pescatore (e il motivo neuroscientifico si chiama: availability bias o euristica della disponibilità, e abbiamo parlato proprio di questo esempio in questo video). Se volete, potete stupirvi di persona consultando la lista dei 10 lavori più pericolosi in America, direttamente sul sito della CNBC.

Quindi, quando si innescano i bias cognitivi?
Rifletteteci: se vi fate ingannare anche da queste piccole cose, quante altre volte cadete in errore senza rendervene minimamente conto? Potreste sbagliarvi in domande innocue come queste, ma potreste cadere in errore anche in situazioni ben più delicate ed importanti: quando dovete scegliere se fare o meno un investimento, quando siete nel mezzo di una negoziazione fondamentale per la vostra azienda oppure quando leggete le notizie, ogni giorno. In ogni momento della giornata, potreste farvi ingannare dal vostro cervello senza accorgervene.
Di fatto, i bias cognitivi si innescano ogni singolo giorno, più volte al giorno: ogni minima decisione potrebbe essere minata da un bias. Da quali vestiti indossare a quale strada percorrere per andare a lavoro, passando per la scelta di cosa preparare per colazione e se rimandare o meno la sveglia del mattino.
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PERCHÈ ESISTONO I BIAS COGNITIVI

Se siete dotati di un cervello, allora non potete farne a meno: i bias non sono un optional.
E a fronte di questo dato, il mondo di solito si divide in due: alcuni accettano questi dati di fatto e ne fanno tesoro, altri invece pensano di essere diversi, più furbi e in un certo senso immuni a tali errori cognitivi. E magari si convincono a tal punto da avere pensieri come "No, a me non capita", oppure "Io invece non ci casco, le mie decisioni sono sempre razionali". Ebbene, la notizia è la seguente: anche pensare di non rientrare nelle statistiche come questa è un bias cognitivo. Avete mai sentito parlare di overconfidence bias?

Infatti, i bias cognitivi riguardano tutti. Ma proprio tutti. Perché il cervello di ogni essere umano è governato da precisi meccanismi che funzionano allo stesso modo per tutti. In particolare, esistono due regole che stanno alla base del motivo per cui subiamo gli effetti dei bias cognitivi.
La prima regola è il risparmio di energie: il vostro cervello vuole a tutti i costi risparmiare energie cognitive e vuole lavorare senza fare fatica, se possibile. E questo, spesso, fa sì che il cervello decida di prendere delle scorciatoie: può sembrare una strategia intelligente, ma in realtà queste scorciatoie - le euristiche - portano a degli errori - i bias.

Sicuramente su questo fronte non è d'aiuto la seconda regola che sta alla base di questi meccanismi cognitivi, ovvero la rapidità. Il cervello, oltre a risparmiare energie, vuole portare a termine i suoi compiti il più velocemente possibile. E quindi questa è la situazione: il cervello sbaglia strada a causa della scorciatoie sbagliata e in più, come se non bastasse, la percorre anche troppo rapidamente, perdendo così le ultime possibilità di rimediare in corso d'opera.
Il numero di bias cognitivi che ogni giorno possono innescarsi nel vostro cervello è vastissimo: esistono decine e decine di categorie di bias diversi e ogni essere umano per quanto possa ritenersi intelligente, razionale e logico ogni giorno ne subisce le conseguenze. Potenzialmente, ogni vostra decisione - purtroppo anche quelle più importanti - potrebbe essere rovinata da un bias cognitivo. E la vostra neocorteccia, questo, lo sa bene. Sotto questo punto di vista, gli umani sono a tutti gli effetti degli esseri irrazionali che amano definirsi razionali.
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I TIPI DI BIAS COGNITIVI: COME SUDDIVIDERLI

Esistono centinaia di bias cognitivi diversi ed esistono diverse modalità secondo cui è possibile suddividerli. Ecco due dei metodi più efficaci.
Il primo è quello di categorizzarli in cinque macro-insiemi, in base a questi criteri:
  • Bias di giudizio
  • Bias della memoria
  • Bias della motivazione e del desiderio
  • Bias di decisione
  • Bias individuali o di gruppo
Oltre a questo primo metodo, è possibile raggruppare i bias cognitivi utilizzando un'altra strategia, orientata alla causa che fa innescare gli errori cognitivi. Si tratta di un metodo molto più pratico e decisamente più utile per sviluppare una visione sistemica di come funzionano i bias. Esistono quattro cause e, dunque, quattro categorie:
  • Sovraccarico di informazioni: quando i dati che il vostro cervello deve processare simultaneamente diventano troppi, l'unico - apparente - modo per uscirne è quello di intraprendere un'altra strada. Una scorciatoia, appunto. Ed è in questi casi che nella maggior parte delle volte, poi, si innescano dei bias cognitivi.
  • Mancanza di dati e informazioni: allo stesso modo, una quantità insufficiente di dati stimola il cervello a interpolare le informazioni che ha a disposizione. Spesso, fallendo nel suo tentativo di venirne fuori indenne.
  • Necessità di agire in fretta: il cervello, si sa, è piuttosto pigro. E quando il gioco si fa duro ed è necessario accelerare i ritmi, spesso cerca di barare, magari tagliando la strada, ma finendo impantanato in qualche ragionamento fallace.
  • Scelta di quali dati ricordare e quali cancellare: "che cosa dovrei ricordare?" - si chiede il cervello. È una domanda potente, e pericolosa: il cervello, infatti, tende a distorcere i propri ricordi e modificare gli avvenimenti passati e già terminati.

I PERICOLI DEI BIAS: COME EVITARE DI CADERE IN ERRORE

Come puoi scoprire nelle descrizioni dei 200 principali bias cognitivi, esistono molte categorie diverse e decine, se non centinaia, di tipi di bias cognitivi. Seppur appartenenti tutti alla stessa macrocategoria dei bias, ognuno di essi ha delle caratteristiche uniche che lo contraddistinguono e per questo non è possibile stilare una lista unica di azioni - in stile vademecum - valida per in modo generico per tutti i bias.

Ogni bias rappresenta un pericolo unico nel suo genere per il vostro cervello e, a volte, pericoloso addirittura per la vostra vita. Tutti i bias sono degli errori cognitivi, ma ognuno è unico nel suo genere e alcuni sono più pericolosi di altri: basti pensare che una delle principali cause degli errori di diagnosi in campo medico è l'eccessiva fiducia nelle proprie capacità. Dunque, è vero, i pericoli correlati ai bias cognitivi sono tanti, troppi (e nei prossimi paragrafi hai a portata di mano degli esempi molto pratici), ma c'è una buona notizia: per ogni bias esiste una rispettiva strategia che potete applicare per evitare che generi conseguenze spiacevoli in voi e in chi vi sta vicino.

E se da un lato è vero che ogni bias va trattato in modo personalizzato, è anche vero che il primo step obbligatorio in cui fare tappa per poter gestire i bias cognitivi è universale e valido per tutti gli errori cognitivi. È la conoscenza.
Quando conoscete un bias, potete riconoscerlo. E più lo conoscete bene, più è facile riconoscerlo, addirittura ancor prima che s'inneschi. Nei paragrafi successivi potete già scoprire quali sono i bias cognitivi più frequenti e più pericolosi, così da poter iniziare sin da subito a conoscerli e a gestirli strategicamente.
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BIAS COGNITIVI: PRO E CONTRO

Quindi, ricapitoliamo: i bias sono tantissimi, sono degli errori cognitivi tipici dell'essere umano e s'innescano soprattutto quando il cervello deve agire con rapidità e risparmiando energie cognitive.

Ma... i bias sono sempre negativi? No, anzi. I bias cognitivi, tra le altre cose, sono quei meccanismi della mente umana che vi hanno portato fino a qui, oggi. E senza, sarebbe stato tutto molto più complesso e, forse, impossibile. Uno dei motivi principali per cui i bias sono utili è legato ai concetti di evoluzione e sopravvivenza: in situazioni pericolose, in cui avete poco tempo per prendere delle decisioni, è fondamentale avere un cervello che sia capace di processare quanto accade con rapidità.

A volte queste strategie innate ci portano fuori strada, altre volte invece la scorciatoia scelta si rivela buona. Per cogliere veramente l'importanza di questa nostra irrazionalità, pensate a cosa succederebbe se davanti ad un pericolo imminente come un leone qualche vostro antenato si fosse messo a calcolare il peso del leone, la sua velocità e l'accelerazione di entrambi per poter capire come mettersi in salvo. Bastava l'istinto di sopravvivenza, bastava eccome. E oggigiorno, come allora, alcune volte questa nostra caratteristica si rivela altrettanto fondamentale.

ESEMPI: I 5 BIAS PIU' COMUNI

Oltre alla teoria, per comprendere a fondo i bias cognitivi è importante poterli toccare con mano.
Ogni bias ha una sua applicazione e delle sue peculiarità da scoprire. Abbiamo analizzato tutti i bias e ne abbiamo selezionati 5, ovvero i più significativi da conoscere. Sono i bias più comuni in assoluto, e potrebbero innescarsi quotidianamente: overconfidence bias, confirmation bias, self-serving bias, halo effect, Pygmalion effect.

Abbiamo scelto di concentrarci su questi 5 bias, perché sono quelli che possono innescarsi più frequentemente e che possono impattare maggiormente sulla qualità della vostra vita, delle vostre decisioni e delle vostre relazioni. Eccoli:

1 - Overconfidence bias

È la tendenza ad avere un'eccessiva stima delle vostre capacità e un'eccessiva fiducia in voi stessi. È il motivo per cui, spesso, il pensiero positivo genera più danni che benefici. Pensare in modo eccessivamente positivo può farvi sottovalutare alcuni ostacoli, può farvi sovrastimare le vostre capacità e, di conseguenza, può farvi sottovalutare l'impegno richiesto per raggiungere ad esempio un vostro obiettivo. (Scopri l'articolo di approfondimento sull'overconfidence bias)
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2 - Confirmation bias

È la ricerca (inconscia) di informazioni e prove a favore delle vostre opinioni, dei vostri giudizi e dei vostri paradigmi cognitivi, escludendo quelle contrarie. Tipiche di chi subisce gli effetti di questo bias sono affermazioni come "Ecco, lo sapevo. Ogni volta che parliamo, si finisce litigando!". Ci hai mai fatto caso?
(Scopri l'articolo di approfondimento sul confirmation bias)

3 - Self-serving bias

Questo è il processo cognitivo che vi porta a pensare che i risultati positivi che ottenete siano solo merito vostro (grazie al vostro impegno, alle vostre capacità, al vostro duro lavoro) e che i risultati meno buoni siano colpa degli altri o causati da fatto esterni. Quante volte vi è capitato di sentire (o di dire, da bambini) "mamma, la maestra mi ha dato 4!" e "mamma, nella verifica ho preso 9!"? Eppure, in entrambi i casi, a fare la verifica e ad ottenere quel voto è stata la stessa persona. (Scopri l'articolo di approfondimento sul self-serving bias).

4 - Halo effect

Questo bias può innescarsi in diversi modi e uno di questi è quello che rende efficace l'utilizzo dei testimonial nel marketing. Ad esempio, quando conoscete una persona esperta o particolarmente nota in un determinato settore, tendete poi a pensare che la sua esperienza e le sue capacità si estendano anche ad altri ambiti, nei quali - magari - non ha alcuna competenza effettiva. Un po' come Cristiano Ronaldo che ti dice di scegliere eCampus.

5 - Pygmalion effect

L'effetto Pigmalione o effetto Rosenthal è quel bias che viene anche chiamato "la profezia che si autorealizza" ed è la ragione per cui quando una maestra crede molto nelle potenzialità di un suo allievo, quest'ultimo tenderà a migliorare le sue performance scolastiche. Allo stesso modo, funziona anche in altre relazioni, sia personali, sia professionali. Così come una maestra con il suo allievo, questo effetto cognitivo può innescarsi anche nel rapporto datore di lavoro - dipendente. E attenzione: sia con effetti positivi, sia con effetti negativi.

CAMPI DI APPLICAZIONE DEI BIAS

Bias nelle decisioni e nel goal-setting

Quando pianificate un obiettivo o state per prendere una decisione di estrema importanza (per la vostra vita, per i vostri cari, per la vostra azienda), è già troppo tardi. In fase di goal setting e decision making, per progredire in modo eccelso, è importante prima di tutto fare un passo indietro. Ragionateci: "è davvero il momento giusto per prendere una decisione?". Domandatevelo, e rispondete sinceramente, perché il rischio di sovrastimare le vostre capacità o le capacità del vostro team in queste situazioni è sempre dietro l'angolo. L'overconfidence bias può giocare brutti scherzi: in alcuni casi potrebbe voler dire budget sovrastimati, obiettivi irraggiungibili e tanta frustrazione. Non vorrete mica sprecare tempo e soldi?

Bias nella vendita e nella negoziazione high-level

Ci sono delle fasi di alcune interazioni che sono più delicate di altre: durante una vendita o una negoziazione, ogni minima variabile può determinare l'esito finale. Quando dovete affrontare un'interazione di questo tipo, state attenti alla prima impressione. In pochi secondi, i vostri interlocutori si fanno un'idea di voi, creandosi un'opinione: se è positiva, ottimo; se non lo è, rischiate che si inneschi l'halo effect e che estendano quell'impressione anche a ciò che direte o farete dopo. Come si dice? Non c'è una seconda occasione per fare una buona prima impressione!

Bias nel lavoro

Nel lavoro, qualsiasi sia il vostro lavoro, uno dei bias più influenti è il Pygmalion effect. Se fate parte di un team o ancor di più se voi stessi gestite un team, allora dovete stare estremamente attenti a cosa pensate dei colleghi, dei collaboratori o dei dipendenti. Riflettete sul tipo di relazione che avete con loro e su che tipo di opinione avete nei loro confronti: c'è qualcosa che potreste fare per migliorare l'opinione e, di conseguenza, la relazione stessa? Ricordate: è una profezia che si autoavvera. Se non la conoscete, non vi accorgete nemmeno della sua esistenza, ma se la conoscete, la potete gestire.

Bias in famiglia
In famiglia, spesso, lasciamo ancor più da parte la razionalità e quindi i bias prendono il sopravvento. Ad esempio, a volte molti litigi nascono proprio a causa del confirmation bias: anche a fronte di evidenti prove a sfavore della nostra testi, in alcuni confronti ci ostiniamo - testardi - a voler essere coerenti con la posizione presa, cercando a tutti i costi conferme delle nostre opinioni. Ora che siete a conoscenza anche di questo aspetto della realtà, la prossima volta mettetevi in discussione: non sarà semplice, specialmente le prime volte, ma sarà il primo passo decisivo per gestire anche questo bias.
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SFRUTTARE I BIAS COGNITIVI È POSSIBILE

È il momento di passare all'azione, per comprendere in modo concreto cosa significhi applicare (e gestire a vostro vantaggio) i bias cognitivi. Avete capito bene: gestire a vostro vantaggio. Perché è così che funziona: o subite gli effetti dei bias cognitivi, o imparate a gestirli a vostro vantaggio. Ed è questo il grande cambiamento di paradigma che vi permette di andare oltre la vecchia visione statica e passiva dei bias cognitivi e vi fa prendere parte attiva nella gestione e nel controllo dei vostri pensieri e dei vostri comportamenti. Una prospettiva tanto innovativa quanto scientificamente valida: un'evoluzione a tutti gli effetti nel mondo nelle neuroscienze comportamentali.
 
Ogni bias può essere sfruttato a vostro vantaggio, grazie a precise strategie cognitivo-comportamentali.
Alcuni bias possono essere sfruttati per aumentare la vostra produttività, altri bias possono essere sfruttati per migliorare la qualità delle vostre interazioni, altri bias possono essere sfruttati per agevolare il raggiungimento dei vostri obiettivi. Questi sono solo alcuni dei campi in cui è possibile, per voi, godere del vantaggio dei bias.
 
In particolare, una delle applicazioni più all'avanguardia dei nostri errori cognitivi e della nostra irrazionalità riguarda i nudge, che potete conoscere e iniziare ad utilizzare grazie a questo video.

COME GESTIRE I BIAS COGNITIVI

A questo punto, conoscete l'importanza dei bias e sapete anche che esistono numerose varietà di questi errori cognitivi.

I bias cognitivi si innescano ogni giorno, tutti i giorni: vanno gestiti. Punto. Potrebbe innescarsi un'euristica nel vostro cervello ogni volta che quest'ultimo processa delle informazioni. Di fatto, in ogni istante.

Lo abbiamo accennato anche nei paragrafi precedenti (ed è basilare ripeterlo): la strategia in assoluto più importante per gestire i bias cognitivi è la conoscenza. Ricorda: quando conoscete come funzionate, avete il potere di funzionare meglio. Conoscere i bias cognitivi (sono tanti: uno alla volta, passo dopo passo) è un mezzo prezioso per fare enormi passi avanti in un inesorabile processo di miglioramento, infinito ed estremamente eccitante. Per gestire i bias, a volte, basta riconoscerli! E per riconoscerli - lo dice la parola stessa - devi conoscerli.

Avete toccato con mano l'importanza dei bias cognitivi, avete scoperto come applicarli strategicamente e avete iniziato a muovere i primi passi in un percorso di conoscenza molto più ampio e ricco di nozioni concrete. Buon apprendimento... la conoscenza rende liberi!

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

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