Bias cognitivi: halo effect

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Bias cognitivi: halo effect

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INTRODUZIONE

L'halo effect influenza il modo in cui percepisci gli altri e il modo in cui gli altri ti percepiscono.
Non conoscere questo effetto e non saperlo gestire equivale ad affidare la qualità delle proprie relazioni al caso. Per questo è fondamentale fare una precisazione: se non ti interessa imparare a migliorare la qualità delle tue relazioni, ti conviene non andare oltre a questa frase.
In questa guida, impari ad usare 3 strumenti per gestire le tue interazioni in modo efficace.

COS'È E COME FUNZIONA L'HALO EFFECT

L'halo effect (in italiano, noto anche come 'effetto alone') è un bias cognitivo e in quanto tale è una caratteristica del cervello umano. Che cosa vuol dire? Vuol dire che non è un optional e, che piaccia o meno, anche tu ne subisci le conseguenze.
 
Ti è mai capitato di incontrare una persona per la prima volta e pensare "a pelle, non mi piace"? Quando incontri qualcuno, ti fai una prima impressione di lui o di lei... e viceversa. Anche tu, da questa prospettiva, sei sotto le luci del riflettore. Bastano pochissimi istanti e ci facciamo una prima impressione l'uno dell'altro.
Ed è qui che subentra l'halo effect: questo bias ti fa estendere una certa impressione positiva che hai di qualcuno o qualcosa (un brand o un prodotto, ad esempio) anche ad altri suoi aspetti o altre sue caratteristiche.
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Questo effetto cognitivo può manifestarsi in ogni interazione, di qualunque tipo. A volte è più evidente e marcato, altre volte si innesca in maniera più lieve, ma ciò che è importante comprendere è che è insito nella natura umana.
 
Se è vero che estendiamo le impressioni positive, è anche vero il contrario: generalizziamo anche l'impressione negativa. Alcuni ricercatori scindono questa caratteristica dall'effetto alone e la analizzano indipendentemente, come se si trattasse di un altro bias cognitivo (in generale, esistono tantissimi bias diversi: puoi trovare l'elenco completo in questo articolo). In realtà, ci si riferisce a due facce della stessa medaglia, perché la tendenza a estendere l'impressione che abbiamo vale se questa è positiva (come è già stato spiegato) e vale anche se è un'impressione negativa. In quest'ultimo caso, l'effetto cognitivo viene anche chiamato 'horn effect' o 'devil effect'.
 

LA PRIMA IMPRESSIONE

Ogni volta che una persona ti incontra, hai due opzioni: o questa si fa una buona prima impressione di te, oppure la strada si fa in salita.
In entrambi i casi, grazie o a causa dell'effetto alone, è altamente probabile che l'impressione creatasi venga successivamente estesa anche ad altre tue caratteristiche o addirittura ad intere altre aree della tua vita. Ed è questo il motivo psicologico per cui la qualità della prima impressione che trasmetti è fondamentale, e determina la qualità delle tue interazioni.
Alcuni studi affermano che in soli 7 secondi il tuo interlocutore si crea una prima impressione di te; altri studi sostengono invece che i secondi richiesti siano addirittura di meno. In questi primi istanti di un'interazione, esistono alcune variabili che incidono più di altre sull'impressione che trasmetti. Quali di queste sono più significative?
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HALO EFFECT³: LE VARIABILI CHE CONTANO DAVVERO

Gli elementi che possono influenzare la percezione degli altri nei tuoi confronti sono tantissimi. In ogni interazione ci sono migliaia di variabili che vengono messe in gioco e buona parte di queste è correlata anche all'halo effect.

Ecco quindi Halo Effect³, ovvero 3 delle più importanti aspetti che devi assolutamente conoscere per poter gestire questo bias cognitivo:
Aspetto fisico
Sei portato a valutare un individuo di bell'aspetto come più competente, più intelligente, più divertente, più in salute e di maggiore successo. Addirittura, le statistiche affermano che le persone ritenute come più belle (secondo i canoni tradizionali e più comunemente accettati), vengono trattate in modo più favorevole anche dal sistema giudiziario. E uno dei criteri più significativi che in maniera innata utilizzi per valutare l'aspetto di un individuo è la sua simmetria. Attento alla tua postura, ai tuoi gesti e alle tue espressioni: sii simmetrico, perché l'aspetto conta. A qualcuno potrà anche non piacere, ma questo al cervello umano poco importa.
Autorevolezza
Dall'aspetto fisico, passiamo alla competenza. Quando hai a che fare con un individuo che consideri essere un esperto di una determinata materia o di un certo argomento, il tuo cervello tenderà a estendere questa competenza anche ad altri ambiti e altri argomenti. È un po' come se il tuo cervello inconsciamente pensasse: "se è bravo in X, sicuramente lo sarà anche in Y". Questo non sempre corrisponde alla verità, ma devi comunque tenerne conto per comprendere l'importanza di essere percepito come autorevole dai tuoi interlocutori.
Abbigliamento
Eccoci, finalmente, a questo argomento tanto discusso (e già sdoganato). Ebbene sì, l'abito fa il monaco. Le ricerche affermano con certezza che l'abbigliamento incide enormemente sull'impressione che ti fai dei tuoi interlocutori. La prossima volta che sceglierai come vestirti per andare ad un appuntamento importante, rifletti sul tuo obiettivo e su come vuoi farti percepire. E c'è di più: la scelta del tuo look incide in maniera sostanziale anche nel modo in cui tu stesso ti percepisci (ma questa è tutta un'altra storia: si chiama enclothed cognition).

CONCLUSIONE

Ora, conosci un bias cognitivo in più e hai a tua disposizione tre strategie da utilizzare per innescare l'halo effect a tuo vantaggio.

Oltre a queste prime tre strategie, ci sono centinaia di altre variabili che puoi controllare per gestire ogni interazione umana. A questo proposito, alcune delle più significative sono, ad esempio, il priming linguistico e la respirazione.
 
Ogni dettaglio conta: a volte, può bastare un "grazie" di troppo per perdere autorevolezza (vedi approfondimento) e scatenare l'halo effect a tuo svantaggio.
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